Barberino Tavarnelle - Firenze
Il progetto per la Nuova Sede Aziendale di Bartoli Spa rappresenta un emblematico intervento di rigenerazione industriale situato a Sambuca, nel comune di Barberino Tavarnelle. L’opera trasforma un’area precedentemente dismessa e degradata in un organismo architettonico contemporaneo che agisce come punto di equilibrio tra due polarità: il dinamismo infrastrutturale dell’autostrada Firenze-Siena a ovest e il contesto naturale del fiume Pesa incorniciato dalle colline del Chianti. Sviluppato attraverso una strategia per lotti funzionali, l’intervento ha preso avvio con la demolizione di volumetrie frammentate per dare spazio a un nuovo corpo di fabbrica unitario, destinato a ospitare l’intero ciclo produttivo. L’edificio si allinea con rigore alle preesistenze ristrutturate del lotto, definendo un fronte stradale compatto e identitario. Al centro del complesso, quasi fosse incastonata tra i volumi, si staglia una grande tettoia in acciaio che funge da portale d’accesso e fulcro logistico. Questo elemento, caratterizzato da una struttura in profili metallici e controsoffitti in lamiera stirata blu acciaio, declina il colore aziendale in un raffinato dettaglio architettonico che si ripete con coerenza negli infissi, nelle schermature e nelle finiture dell’intero sito. All’interno del nuovo volume, l’architettura si fa servizio e precisione: una vasta officina per la manutenzione dei semirimorchi è affiancata da aree specializzate, quali cabine di verniciatura e impianti di lavaggio, oltre a spazi dedicati al benessere dei dipendenti che includono mensa e zone spogliatoi. La fluidità della circolazione è garantita da un tunnel che attraversa trasversalmente l’edificio, creando un asse visivo e funzionale immediato tra il piazzale antistante e il paesaggio fluviale posteriore. La dialettica tra esistente e nuovo trova la sua sintesi nel recupero del secondo lotto. Qui, un edificio dalla planimetria irregolare viene integrato nel linguaggio estetico del complesso grazie a una nuova facciata ritmata da lame verticali in cemento prefabbricato. Questa pelle architettonica non solo scherma la luce naturale, ma instaura un rapporto cinetico con il flusso veicolare della vicina superstrada, offrendo visuali mutevoli e dinamiche in base alla velocità e alla prospettiva dell’osservatore. L’ultimo tassello del progetto ha previsto la bonifica di un ulteriore rudere, convertito in aree di lavoro e parcheggio drenante, completando così un processo di recupero ambientale profondo. La nuova sede Bartoli Spa si attesta come un intervento d’avanguardia sul fronte della sostenibilità: edifici certificati NZEB, alimentati da impianti fotovoltaici e pompe di calore, e dotati di sistemi per il recupero delle acque meteoriche. Più che una semplice costruzione, l’opera si configura come un atto di responsabilità territoriale che riduce il consumo di suolo e restituisce dignità, identità e cura a un frammento di territorio toscano.
Progetto Architettonico e DL: Caret Studio Associato (Arch. Matteo Chelazzi, Arch. Federico Cheloni)
Design Team: Arch. Giulio Biagioni, Arch. Lorenzo Bacci, Arch. Roberto Canu, Arch. Francesco Cobucci
Progetto e DL Strutture Metallo: Vega Ingegneria Srl (Ing. Lorenzo Checcucci)
Progetto Elettrico e Impianti Speciali: Studio Grifoni (P.I. Andrea Marziali )
Progetto Termico e Antincendio: Ricci Ingegneria (Ing. Francesco Ricci, Geom. Roberto Saporita)
Acustica: Arch. Luca Trabalzini
Coordinamento Sicurezza: ML studio (Geom. Mauro Latronico)
Collaudatore Statico: Ing. Luca Stefanacci
Landscape: Frea Studio (Arch. Gianna Galgani, Agr. Fiore Giovannini)
Geologo: Cogea (Geol. Antonio Castellucci )
Foto: © Lorenzo Zandri Studio Ltd
Imprese: FIM prefabbricati (strutture prefabbricate), Gavazzi Mauro Srl (opere edili e stradali), Sodi Strade Srl (asfalti), Sief 2000 (impianti elettrici), Sitre Srl (impianti Tvcc e Allarme), Leonori 2000 (impianti idrico sanitari e termico)
Milano
Nel tessuto storico di Milano, una residenza d’epoca si rigenera attraverso una “spina” funzionale ritmata da suggestivi archi blu, dando vita a un’atmosfera metafisica dove la vibrazione urbana incontra la quiete domestica. Il progetto, situato all’interno di un prestigioso edificio nel centro città, è stato ripensato per rispondere con eleganza e razionalità alle esigenze di una giovane famiglia con figli. L’impianto architettonico definisce una gerarchia spaziale nitida: la zona giorno si sviluppa lungo il perimetro affacciato sulla piazza, alimentando un dialogo visivo costante con il paesaggio cittadino e la sua luce. A fare da baricentro all’intera abitazione interviene una fascia funzionale continua che accoglie i servizi, la lavanderia e le armadiature. Questo volume non è una semplice parete divisoria, ma un dispositivo spaziale dove i varchi colorati segnano con forza la soglia tra le due dimensioni dell’abitare. Oltrepassando questi portali in resina blu, si accede alla zona notte, un rifugio più intimo e silenzioso composto da tre camere da letto e due servizi, orientato verso la tranquillità di una corte interna. Il passaggio attraverso gli archi diventa così un gesto simbolico, un attraversamento che separa e al contempo connette lo spazio della condivisione da quello della privacy. Il linguaggio materico dell’intervento ricerca un equilibrio sofisticato tra memoria e contemporaneità. Nella zona living, il calore del parquet dialoga con le tonalità brune delle armadiature in cucina, mentre il blocco isola in pietra piasentina emerge come un elemento scultoreo e tettonico. L’uso della resina blu negli archi introduce un accento cromatico audace che si ritrova anche nei bagni, dove la sua fluidità incontra la texture senza tempo del travertino impiegato per i rivestimenti e i lavabi. Ogni scelta, dal dettaglio materico alla scansione degli spazi, concorre a definire una casa che è insieme galleria domestica e nido accogliente.
Progetto Architettonico e DL: Caret Studio Associato (Arch. Matteo Chelazzi, Arch. Federico Cheloni)
Coordinamento Sicurezza: Arch. Greta Del Signore
Foto: © Piercarlo Quecchia © Dsl Studio
Imprese: Sinis Edilizia (Opere Edili), Ghiori Sas (Impianto elettrico, Impianto idrico-sanitario)
Lucca
Nel cuore della provincia di Lucca, il nuovo ingresso di questo complesso industriale si distacca dalla mera logica funzionale per elevarsi a vero e proprio manifesto architettonico. L’intervento non si limita a risolvere le necessità di una portineria o di un’area ristoro, ma ridefinisce l’idea di soglia, trasformando un punto di controllo in un landmark identitario capace di comunicare i valori e la visione dell’azienda sin dal primo sguardo. Il progetto si misura con una sfida morfologica complessa: un lotto dalle dimensioni estremamente contenute caratterizzato da un importante dislivello. La risposta architettonica si concretizza in una volumetria trapezoidale di grande rigore formale, organizzata attorno a un nucleo centrale opaco destinato ai servizi. Ai lati di questo fulcro materico si aprono due ali vetrate che ospitano l’accoglienza e il bar, stabilendo un dialogo costante tra interno ed esterno attraverso superfici riflettenti che smaterializzano i confini del costruito. L’elemento di sintesi formale è rappresentato dalla grande copertura aggettante. Questo sbalzo audace non solo protegge la scala di accesso al complesso, ma definisce una tensione dinamica tra la solidità degli elementi tettonici sospesi e la leggerezza delle facciate trasparenti. In questo gioco di pesi e riflessi, l’edificio abbandona la sua natura puramente tecnica per diventare un’esperienza spaziale carica di dignità ed eleganza. Quello che nasce come un punto di transito si trasforma così in un biglietto da visita tangibile, capace di stabilire un nuovo e più alto standard estetico per i luoghi del lavoro contemporaneo.
Progetto Architettonico e DL: Caret Studio Associato (Arch. Matteo Chelazzi, Arch. Federico Cheloni)
Design Team: Arch. Roberto Canu, Arch. Francesco Cobucci
Progetto e DL Strutture: Ing. Andrea Carmassi
Progetto Impianti: Ing. Andrea Beneforti, ing. Floriano Marchi
Progetto Antincendio: Ing. Giovanni Medici
Acustica: P.I. Maurizio Migliorini
Coordinamento Sicurezza: Arch. Daniel Loris Bottaini
Geologo: Geol. Leonardo Moni
Foto: © Lorenzo Zandri Studio Ltd
Imprese: STET (costruzioni generali), Iron & Steel (carprenteria metallica), FMD srl (opere in calcestruzzo), Eredi Sabatini Renzo (opere geotecniche), Faraone Industrie (facciate e rivestimenti), Delta Elettroclima (impianti meccanici), Teknomatic (impianti elettrici)
Borgo San Lorenzo - Firenze
Il progetto di rigenerazione urbana del Nuovo Foro Boario a Borgo San Lorenzo, finanziato dai fondi PNRR, trasforma un’area storicamente dedicata alla fiera zootecnica in un polo civico flessibile e contemporaneo. L’intervento, nato da un masterplan di Caret Studio e un processo di progettazione partecipata coordinato dall’Agenzia Lama, mira a ricucire il margine urbano con l’ecosistema fluviale del torrente Le Cale e del fiume Sieve. La strategia architettonica si fonda sulla risoluzione di una storica frammentazione altimetrica e funzionale. Attraverso lo spostamento del tracciato stradale di Via Caduti di Montelungo verso il livello inferiore dei terrazzamenti, il progetto libera l’area a ridosso degli argini dalla presenza dei flussi veicolari. Questa riconfigurazione infrastrutturale massimizza la distanza sensoriale tra il parco e il traffico, restituendo una vasta superficie unitaria dedicata a percorsi ciclopedonali, sport e aree di sosta, definendo una nuova transizione fluida tra l’ambiente costruito e la natura. Fulcro identitario dell’area è il Nuovo Padiglione, un’architettura concepita come punto di riferimento visivo e sociale. L’edificio si compone di due blocchi funzionali — destinati a cucine comunitarie, bar e servizi — uniti da una monumentale copertura in legno lamellare dalla decisa tonalità rosa-terracotta. Questa scelta cromatica e materica eleva il tetto a elemento vernacolare e iconico, superando il rigore modernista per dialogare direttamente con la memoria popolare del luogo. Concepito come una struttura “a ponte”, il padiglione definisce al di sotto del suo tetto una grandiosa sala civica all’aperto. Questo spazio permeabile e protetto invita all’attraversamento e alla sosta, connettendo le diverse zone del parco e offrendo una cornice architettonica solida e riconoscibile alle tradizionali sagre e manifestazioni collettive del Mugello.
Masterplan e Progetto Architettonico: Caret Studio Associato (Arch. Matteo Chelazzi, Arch. Federico Cheloni)
Design Team: Arch. Giulio Biagioni, Arch. Lorenzo Bacci, Arch. Roberto Canu, Arch. Francesco Cobucci
Progetto Strada e Progetto Strutturale: Studio Venturucci (Ing. Gino Venturucci, Ing. Filippo Venturucci)
Landscape: Frea Studio (Arch. Gianna Galgani, Agr. Fiore Giovannini)
Progetto Elettrico: Ing. Luigi Gamberi
Progetto Termico: Geom. Andrea Bonanni
Acustica: Arch. Luca Trabalzini
Geologo: Dott. Luigi Paoli
Agronomo: Dott. Paolo Abalsamo
Rendering: Slim Studio
Foto: © Lorenzo Zandri Studio Ltd
Vicchio - Firenze
Nata nel Maggio 2020, a ridosso del primo e complesso lockdown, StoDistante si sviluppa come un’indagine progettuale di Caret Studio volta a ridefinire il concetto di spazio pubblico e le dinamiche di aggregazione nell’era post-pandemica. L’intervento trova la sua collocazione naturale in Piazza Giotto a Vicchio, cuore civico e commerciale del borgo fiorentino, dove le quinte architettoniche del municipio, della chiesa e delle logge definiscono un vuoto urbano di grande valore identitario. In questo scenario, l’installazione eleva la misura di 1,80 metri — la distanza di sicurezza prescritta allora dalla Regione Toscana — a vera e propria matrice architettonica, trasformando un vincolo normativo in un dispositivo compositivo capace di generare nuove prospettive spaziali.
Il progetto traduce il limite sanitario in una griglia radiale di quadrati che si espande dal fulcro della piazza, la statua di Giotto, rendendo tangibile e misurabile ciò che fino a quel momento appariva incognito e rischioso. Proprio come i meridiani e i paralleli rinascimentali permettevano ai geografi di mappare e governare l’ignoto, StoDistante si configura come un’infrastruttura leggera che razionalizza il sedime urbano per restituirlo alla cittadinanza. Non si tratta di un mero segno grafico, ma di un apparato educativo e di un prototipo moderno di partizione dello spazio che invita i fruitori a una riappropriazione consapevole della città, riscoprendo una socialità perduta attraverso interazioni inusuali con il contesto storico.
L’efficacia del progetto si è manifestata concretamente durante l’estate del 2020, quando l’installazione è diventata il set naturale per il festival trepertre. Grazie alla collaborazione tra Caret Studio, il Comune di Vicchio e le realtà locali, la griglia a terra ha dettato il layout per rassegne di teatro, cinema e musica, dimostrando come il design possa facilitare la vita collettiva anche in condizioni di emergenza. Oltre alla sua funzione culturale, StoDistante ha innescato una significativa riflessione urbanistica fungendo da catalizzatore per la pedonalizzazione temporanea della piazza. Liberata dal traffico veicolare, l’area ha riacquistato una dimensione umana, incentivando la popolazione a vivere il centro non più come luogo di transito, ma come spazio di sosta, riflessione e incontro protetto.
Progetto Architettonico: Caret Studio Associato (Arch. Matteo Chelazzi, Arch. Federico Cheloni, Arch. Giulio Margheri)
Team: Arch. Giulio Biagioni
Foto: © Francesco Noferini
Firenze
I nuovi uffici della Bartoli Spa prendono vita dalla rigenerazione di un edificio preesistente, un tempo dedicato a showroom di arredi. L’architettura si sviluppa attraverso il dialogo tra due corpi di fabbrica distinti: il primo, un volume longitudinale ad un unico piano caratterizzato da un tetto a capanna con capriate metalliche; il secondo, distribuito su due livelli, definito da una grande copertura a volta. L’intervento ha operato una riqualificazione radicale, coinvolgendo l’involucro, gli infissi e l’intera dotazione impiantistica, mantenendo però intatta l’anima strutturale del complesso.Il concept progettuale esalta il dualismo volumetrico assegnando funzioni specifiche a ogni spazio. Il corpo principale accoglie le aree operative, mentre l’edificio voltato ospita la rappresentanza, con la reception e le sale d’attesa al piano terra e la sala conferenze al livello superiore. Questa narrazione binaria prosegue nelle scelte cromatiche e negli interni, creando un percorso sensoriale ben definito. Nella reception, un parquet in rovere dai toni bruni profondi si stende come un tappeto continuo, dialogando con la struttura originale dell’ascensore in acciaio cromato e con i nuovi innesti in metallo blu. L’uso di lamiere microforate, le strutture a vista e una scenografica installazione luminosa che si snoda fluida tra le rigide linee architettoniche conferiscono all’ambiente un’eleganza contemporanea e industriale. Oltrepassata la soglia che conduce agli uffici, l’atmosfera muta verso una palette di materiali chiari e luminosi, pensata per garantire il massimo comfort visivo e il benessere dei lavoratori. Qui, il ritmo delle capriate e delle vecchie voltine non è solo un elemento decorativo, ma diventa il tracciato metrico che organizza il layout dell’open space, degli uffici privati e delle sale riunioni. Pavimenti in rovere naturale e arredi dal design minimale scandiscono lo spazio con precisione, instaurando un confronto rispettoso e armonico con l’eredità industriale dell’edificio.
Progetto Architettonico e DL: Caret Studio Associato (Arch. Matteo Chelazzi, Arch. Federico Cheloni)
Design Team: Arch. Roberto Canu, Arch. Francesco Cobucci
Progetto Elettrico e Impianti Speciali: Studio Grifoni (P.I. Andrea Marziali)
Progetto Termico e Antincendio: Ricci Ingegneria (Ing. Francesco Ricci, Geom. Roberto Saporita)
Foto: © Lorenzo Zandri Studio Ltd
Imprese: F.lli Checcucci Srl (opere edili), Sief 2000 (impianti elettrici), Sitre Srl (impianti Tvcc e Allarme), Leonori 2000 (impianti idrico sanitari e termico), Toscana Contract (Arredi Uffici), RGL Arredamenti (Armadiature)
Firenze
Il progetto nasce dalla volontà di rinnovare radicalmente un appartamento inserito in un villino dei primi del Novecento, instaurando un dialogo consapevole tra passato e presente. L’intervento si fonda su un equilibrio attento tra istanze di modernità e una profonda esigenza di umanizzazione dello spazio abitato.
Da un lato, la progettazione strutturale è guidata dalla ricerca della massima leggerezza, mentre gli impianti adottano soluzioni altamente performanti ed efficienti, capaci di garantire comfort, sicurezza e sostenibilità. Dall’altro, l’uso di materiali naturali e scelte spaziali calibrate mirano a restituire alla casa la sua dimensione più intima e accogliente, riconoscendola come il luogo in cui le persone vivono e trascorrono gran parte del loro tempo.
Il progetto si propone così di superare un’idea di modernismo freddo e distaccato, trattenendo ciò che di più virtuoso la modernità offre (benessere termico, affidabilità strutturale, qualità tecnologica, etc..) e integrandolo con una ricerca di calore e familiarità che dovrebbe caratterizzare ogni spazio abitato dall’uomo.
Progetto Architettonico e DL: Caret Studio Associato (Arch. Matteo Chelazzi, Arch. Federico Cheloni)
Progetto Strutture: Ing. Luca Stefanacci
Progetto Impianti: Termotecnic Ingegneri Associati (Ing. Nicola Bini)
Coordinamento Sicurezza: ML studio (Geom. Mauro Latronico)
Foto: © Lorenzo Ferroni
Imprese: Costruzioni Marinai Srl (opere edili), Ghiori Sas (impianti), Sifra (falegnameria)
Matera
Realizzata in occasione del G20 della Cultura (Giugno 2021) per la mostra “Strangers and Strangeness” a Palazzo Malvini Malvezzi (Matera), l’installazione Metrografia esplora il tema della griglia come elemento generatore dello spazio e unità di misura della distanza interpersonale. Il reticolo tracciato sulla pavimentazione della terrazza non è un semplice limite, ma un suggerimento all’incontro. Adeguandosi alla distanza minima di un metro prescritta dal Governo Italiano, la griglia si distende come una rete tessuta a maglia che protegge il luogo e chi lo attraversa. Il progetto riflette sulla griglia come strumento di rappresentazione del mondo. Se fin dal Rinascimento i reticoli di meridiani e paralleli hanno guidato navigatori e geografi nell’ignoto degli oceani, oggi Metrografia usa quegli stessi segni per aiutarci a ritrovare l’orientamento nel presente. L’installazione comunica la volontà di ripartire, di tornare a muoversi nelle città e nel mondo con una rinnovata consapevolezza: la misura e la conoscenza sono forme di controllo positivo capaci di restituire sicurezza sia alla scala locale che a quella globale. La ricerca trae ispirazione dalla geometria della Terra. Il distanziamento fisico incontra i principi della geodetica — il cammino più breve tra due punti su una superficie sferica — per trasformare un’esigenza sanitaria in una soluzione spaziale. Il processo creativo parte dall’immagine di una calotta sferica su cui è tracciata una griglia di punti equidistanti (1m): L’arco superiore della calotta è suddiviso in nove segmenti da un metro; Intersecando un piano orizzontale con i vertici di ogni segmento, si generano linee circolari analoghe ai paralleli terrestri; ogni parallelo viene poi ripartito in modo che i vertici risultanti mantengano la distanza costante di un metro. Il risultato è un reticolo geodetico che si adatta alla curvatura sferica. Questa trama viene infine proiettata sulla superficie piana della terrazza, creando un sistema di riferimento circolare che evoca la geografia del pianeta offrendo, al contempo, una guida sicura per il movimento dei visitatori.Al centro dell’installazione, un vuoto centrale definisce un icosagono (un poligono a 20 lati di un metro ciascuno). Questo elemento rappresenta simbolicamente i 20 Paesi membri del Forum, unendo la misura del distanziamento (1m) all’architettura politica globale. Metrografia prosegue la ricerca sulla “liturgia del sociale” già avviata con l’esperienza di Stodistante a Vicchio, applicandola ai rituali tipici del G20: il saluto, il tavolo rotondo, la fotografia di gruppo. Questi gesti, momenti identitari di intesa paritaria e guida strategica, vengono qui razionalizzati. L’installazione non si esaurisce con il Summit. Resta come testimonianza fisica del passaggio del G20 a Matera e come strumento a disposizione del pubblico per elaborare l’emergenza pandemica attraverso la bellezza della geometria. Metrografia suggerisce una strategia concreta per affrontare l’imprevedibile: trasformare la norma in forma, il limite in orizzonte, e la distanza in una nuova possibilità di incontro consapevole.
Progetto Architettonico: Caret Studio Associato (Arch. Matteo Chelazzi, Arch. Federico Cheloni)
Curatela: Donato Faruolo
Realizzazione: Porta Coeli Foundation
Foto: © Porta Coeli Foundation
Il Caret ^ è il simbolo utilizzato in tipografia che indica un la mancanza di una parola o di un elemento e la necessità di un inserimento ed integrazione. La sua origine etimologica deriva dal latino carere – “mancare di qualcosa” e rappresenta l’approccio dello Studio : leggere l’assenza come opportunità progettuale. Il Caret individua il punto esatto ove intervenire che si traduce nel nostro lavoro come attenzione al dettaglio e una visione progettuale curata in ogni aspetto. L’assenza non è vista come un limite ma come una possibilità : uno spazio critico capace di accogliere nuove narrazioni, nuovi funzioni e nuove identità. Nel corso degli anni lo Studio ha sviluppato progetti su diverse scale, confrontandosi con contesti diversi, misurandosi con esigenze in continua evoluzione, spaziando dal recupero di edifici residenziali ed hospitality, alla riqualificazione di aree industriali fino ad interventi di rigenerazione urbana. Caret Studio si occupa di progettazione architettonica ed integrata, direzione lavori, coordinamento alla sicurezza e tutte le prestazioni necessarie per gestire, con solidità e competenza, la complessità della progettazione contemporanea offrendo un’unica visione integrata.
Caret Studio Associato
Arch. Matteo Chelazzi
Arch. Federico Cheloni
Via Urbano Rattazzi 20
50136 Firenze
P.Iva 075132000480
Per richieste e collaborazioni : info@caretstudio.eu
Segui i nostri lavori su Instagram : @caretstudio.eu